Shen, lo spirito dell’arte in mostra alla Rocca dei Rettori

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C’è tempo fino al 23 dicembre per vedere la mostra collettiva “Shen 0.2”, ospitata nelle sale della Rocca dei Rettori e che nasce da un progetto curato da Mario Francesco Simeone, tratto da un racconto collettivo realizzato in collaborazione con Luigi De Cicco, Carmine Ranaldo, Gabriele Toralbo e Gianluca Ucci.
“S.H.E.N. è una multinazionale che gestisce e coordina enormi flussi economici e di informazioni la cui potenza è minacciata dalla creazione di un logo che, immesso nel mercato, porterebbe a effet imprevedibili. Quando il suo Servizio di Hacking e Spionaggio intercetta alcune trasmissioni criptate, si avvia un programma di ricerca capillare, per trovare l’organizzazione anonima che sta lavorando alla creazione del logo, una minuscola cellula dispersa nella corrente del web. La storia è raccontata esclusivamente attraverso le fonti rintracciate dal Servizio di Hacking, comprendendo brani di chat reperiti sui social network e sui servizi di messaggistica, recensioni e prenotazioni sui portali di booking, fatture e ordini dai siti di e-commerce, gallerie fotografiche e video caricati su diverse piattaforme di condivisione. Qualunque elemento reperito sulla rete può dare forma alla struttura narrativa, contribuendo allo sviluppo della trama e della ricerca”.
Le opere in mostra ibridano incisione, pittura, disegno e scultura con i nuovi linguaggi virtuali, scandendo i temi e i nuclei narrativi della storia di Shen, disgregati e disseminati assecondando il flusso di informazioni generato nel contesto della realtà del web e dei mass media.
La mostra alla Rocca dei Rettori, che ha il patrocinio della Provincia, è il secondo capitolo di questo viaggio. Il primo appuntamento si è svolto alla Galleria E23 di Napoli visitabile fino alla fine di gennaio prossimo. E probabilmente non si fermerà qui e i capitoli da “scrivere” sono ancora tanti.
Intatti, “shen” che tradotto dal cinese significa “spirito”, è in continua evoluzione, come ha illustrato il curatore Mario Francesco Simeone: “Qualunque elemento reperito sulla rete può dare forma alla struttura narrativa, contribuendo allo sviluppo della trama e della ricerca”. Un contenitore da riempire quindi, uno spazio da occupare, un tempo tutto da riempire. E ogni artista ha trovato un suo personalissimo modo di “riempire” questo spazio che, anche allo sguardo di chi ha un approccio non proprio facile con l’arte contemporanea, può affascinare. Ogni installazione, ogni opera delle 10 ospitate nella collettiva nasconde un significato recondito, una doppia interpretazione, un codice segreto, un processo di trasformazione che il fruitore dovrà cogliere a seconda della propria sensibilità e capacità.
Questi gli artisti che sono presenti: Daniela Conte (Passaggi di resurrezione), Roberta Feoli (nehS), Flaviano Esposito (Ivy 0.2), Vincenzo D’Argenio (CTRL+ALT+CANC), Gianmarco Biele (Meridiem), Vito Chianca (Punctum), Ileana Aria (Das innere auge –l’occhio interiore), Sara Cancellieri (Goodbye Blue Sky), Graziana Greta Zampetti (hEX’s portrait), Errico Baldini (Difesa della natura).
D.D.L.

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