Lettera al Capitano Lucioni: ci regali salvezza e vendetta!

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di Fernando Panarese

Carissimo Lucioni,
Le sarà certamente noto che Babbo Natale suole recare magnifici doni, di prassi rivolti a chi sia stato buono. Siccome ne ha ricevuto uno, la circostanza ci induce a pensare che Lei lo sia stato. Molto buono. E forse anche coraggioso. Carissimo signor Lucioni, Le sarà parimenti noto che il dono recatoLe da Babbo Natale per la corrente annualità, sia da interpretarsi quale un premio inatteso. Un encomio alla Sua bontà. E forse al Suo coraggio. Ma certamente una sorpresa.
Lei, signor Lucioni, e di ciò sarà stato notiziato, potrà tornare ad essere il capitano del Benevento fubòl club. Forza e coraggio et ultra. Una, due, e anche tre partite. Non importa. Ma a noi supporters del Benevento fubòl club, interessa solo che Lei sia tornato. Il Signor Capitano Lucioni comes alive.
Singolare è il destino a cui noi supporters del Benevento fubòl club siamo aggrappati. Giunti stremati e straniti nel viaggio al termine del primo ma infernale girone. Esso è detto pure, con involontario sadismo, girone di andata. Figurarsi il ritorno, pensano alcuni di noi supporters del Benevento fubòl club. Ma lo pensano e non lo dicono. Lo mormorano soltanto, per tema di essere indicati dagli occhiuti sicofanti, quali menagramo.
Eppure, Signor Capitano Lucioni, ricorderà bene che quando Lei ci ha lasciato, nulla era scritto. Anzi, in quel tempo di adunate e di vittorie mai rimosse, sul quadrante della storia gloriosa del Benevento fubòl club, paparapà faccio un salto dalla C alla A, suonava chiara e netta l’ora della speranza. Il bello stabile era inciso negli astri dell’illusione collettiva. Il sogno era tutto intero. Ma quello era un altro tempo, sognato in un’altra vita.
Ricorderà, Signor Capitano Lucioni, che a guidare il Benevento fubòl club era una trinità calcistica. Santa e venerata. Un presidente, un allenatore e un capitano. Il capitano, come Le dovrebbe essere noto, cadde per primo. Appena che sarà spennato un gallo, qualcuno tradirà. L’allenatore, lo seguì dopo poco. Tradito anch’esso, dicono. Del presidente, non sappiamo.
Le faccio grazia, Signor Capitano Lucioni, di qualsivoglia riassunto, sinossi, analisi, sintesi e rievocazione. Fu una piccola storia ignobile, dunque, non nobile, ma dannata e triste. Una storia prima felice, poi dolentissima e funesta. Come qualcuno avrebbe detto.
Lei però, Signor Capitano Lucioni, svolgendo di professione quello che viene descritto come un gioco, ma che certamente un gioco non è, dovrebbe sapere che quel sentimento di tristezza, quale nasce dall’incredibile disorientamento che ha colto noi supporters del Benevento fubòl club, quel sentimento di pianto, nato dall’irrimediabile che si è delineato, dall’assurdo convertito in reale, è ben altro sentire di un magone profondo, diverso dall’umor nero del delirio terminale, ché senza speranza alcuna. Anzi, la nostra emozione, il nostro sentimento, il sentimento di noi supporters del Benevento fubòl club, è il suo quasi antitetico opposto.
Lei sa molto bene, Signor Capitano Lucioni, come sia sufficiente un mezzo raggio di sole tra le nuvole della tempesta. Esso basta acché il tifoso, trinariciuto ma fedele, credulone ma devoto, flagellante ma scientemente ebete, sia sempre pronto a pensare che quel raggio di sole potrà sì, finalmente sciogliere quell’infinito antartide che davanti a lui irreparabilmente sembrava aver gelato il cuore giallorosso. Il tifoso del Benevento fubòl club è fatto di questa stoffa. Avrei detto pasta, ma lo sponsor non lo consente.
Perciò, il vero suo Capitano, tutto questo non ignora. Il Capitano è capitano perché sa guidare il tifoso, che paziente lo attende. Certo e sicuro dell’immancabile vittoria. Vincere. Che sia Genova o san Siro, Bentegodi o Vigorito. Ma che vittoria sia.
Gli è per tali ragioni, Signor Capitano don Fabio Lucioni, che umilmente Le rendiamo, insieme alla fascia, la più semplice delle richieste.
Signor Capitano don Fabio Lucioni, noi supporters del Benevento fubòl club chiediamo a Lei ciò che ci spetta: salvezza e vendetta.
Vogliamo l’impossibile. Signor Capitano don Fabio Lucioni, noi crediamo che l’impossibile sia alla nostra portata. Quello stesso impossibile, identico e uguale al Suo ritorno in campo per Natale. Che dunque avvenga, signor Capitano don Fabio Lucioni. Noi supporters del Benevento fubòl club accetteremo tutto. Sia pure un’altra bugia. Alla quale, signor Capitano don Fabio Lucioni risponderemo con le sagge rime di una vecchia canzone a Pinocchio ispirata:
Carissimo Lucioni, amico dei giorni più lieti, con tutti i tuoi segreti, resti ancor, nel mio cuor come allor…
E solo allora sarà Buon Natale. E Buon anno.
Signor Capitano!

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